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| La situazione delle importazioni dalla Cina |
| 24-08-2005
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30 giugno 2005
AVVIO PROCEDURA ANTIDUMPING CONTRO LE IMPORTAZIONI DI CALZATURE DALLA CINA
BRUXELLES – Dopo i dati sull’aumento delle importazioni di calzature dalla Cina, registrate nei
primi mesi di quest’anno la guerra dei calzaturieri italiani è esplosa a Bruxelles il 15 giugno scorso con l’ “European Shoes Days”, una manifestazione pubblica di protesta davanti agli uffici della Commissione europea di Bruxelles proprio per richiamare l’attenzione della stessa sollecitando urgenti decisioni in tema di difesa commerciale dall’invasione delle importazioni.
Da quella data un’ulteriore passo avanti è stato compiuto: l’apertura di un’indagine antidumping sia sulle calzature importate dalla Cina che da quelle dal Vietnam.
L’apertura dell’indagine è stata resa ufficiale con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale comunitaria, avvenuta il 30 giugno ed ha rappresentato l’implicito riconoscimento di un problema che fino a poche settimane prima la Commissione negava esistesse.
L’indagine dovrebbe durare 15 mesi, ma la speranza è che un ulteriore passo avanti venga fatto adottando una procedura accelerata per le misure antidumping, riducendo in questo modo i tempi di intervento a sessanta giorni, per evitare il collasso del settore.
Nel caso si decida di non adottare la procedura accelerata la Commissione potrebbe comunque applicare dazi già fra due mesi e fino al nono dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’avvio della procedura.
Quest’ultima consisterà in un’indagine investigativa sulla formazione dei prezzi delle calzature in pelle d’importazione da questi Paesi e sull’esistenza e l’entità del dumping.
Lo scopo è quello di imporre delle regole commerciali comuni anche per i produttori che applicano il dumping, in modo da permettere alle aziende europee di competere lealmente sul mercato internazionale.
Oltre a quello delle importazioni restano altri i problemi da risolvere: l’esistenza di imprese locali, regolari o meno, gestite da cinesi, le dimensioni toppo ristrette delle nostre imprese che rendono difficile la sopravvivenza sul mercato globale, la necessità di sviluppare la ricerca e l’innovazione e un regolamento per il marchio d’origine.
19 luglio 2005
LA CINA FRENA L’EXPORT
PECHINO - In seguito all’intesa raggiunta a Shangai il 10 giugno scorso tra il commissario dell’UE per il commercio estero e il ministro degli esteri cinesi che prevede per Pechino l’autolimitazione nelle esportazioni di prodotti tessili verso l’Europa fino alla fine del 2008, il Governo cinese ha scelto proprio in questi giorni di adottare la linea dura per mantenere gli impieghi sottoscritti con l’UE. Da qui, fino al 2008, infatti, le esportazioni di 10 categorie merceologiche non potranno aumentare più del 10% rispetto all’anno precedente. L’accordo sarà comunque efficace solo fino al 2008, dopo di che, il tessile e l’abbigliamento “made in China” potranno essere venduti sul mercato UE senza alcuna restrizione. A differenza del passato , inoltre, le aziende cinesi si vedranno assegnare una licenza nominale e non cedibile calcolata sulla produzione da gennaio.
In seguito a tali decisioni le licenze sulle importazioni dei maglioni (categoria 5), avendo già raggiunto il tetto massimo stabilito con le autorità europee, sono state sospese. Il rischio è che gli esportatori, ora, tentino di far entrare pullover e cardigan spacciandoli per altri prodotti o ricorrendo ad altre rotte per evitare i controlli.
21 luglio 2005
LA CINA RIVALUTA LO YUAN
PECHINO - La Banca Centrale di Pechino ha ceduto alle pressioni internazionali, decidendo di rivalutare il cambio del renminbi sul dollaro del 2.1% e stabilendo che d’ora in poi la moneta cinese non sarà più ancorata a quella americana, ma ad un paniere mondiale, anche se restano ancora da definire le monete che faranno parte del paniere e i pesi che verranno attribuiti a ciascuna di esse.
Altra novità è che la Banca Centrale quotidianamente annuncerà il prezzo di chiusura delle valute straniere negoziate contro lo yuan sul mercato dei cambi interbancario.
Tale prezzo diventerà la parità centrale per le contrattazioni del giorno seguente.
Infine va precisato che il rapporto di cambio tra dollaro e renminbi continuerà a poter oscillare in una banda del 3 per mille rispetto alla parità centrale definita come sopra.
Le finalità della manovra sono quelle di rendere il cambio più flessibile, di ridurre gli squilibri commerciali e di stimolare la domanda. Lo scopo principale resta comunque quello di rendere lo yuan meno dipendente dal dollaro.
Sia per gli Stati Uniti che per l’Unione europea questa è una buona notizia: fino ad ora, infatti, lo yuan è risultato sottovalutato rispetto sia al dollaro che all’euro e questo ha inciso in modo negativo sulle economie di molti Paesi, rendendo più competitivi i prodotti made in China.
Questa decisione dimostra la buona volontà del Governo cinese di ripristinare le condizioni di concorrenza leale.
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